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Borlenghi - l'artigiano della ristorazione

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L'artigiano della ristorazione
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Borlenghi nelle cottole

Questo tipo di borlengo (chiamato anche ciacio oppure ciaccio) viene cucinato nel Frignano, nelle valli del Dolo, del Dragone e del Panaro nel versante occidentale.
Le "padelle" usate per cuocere il borlengo sono chiamate "cotte" o "cottole": due piastre in ferro di circa 28–30 cm senza bordo e con un lungo manico.
Le cotte sono scaldate su un fornello e sono unte tradizionalmente con cotenna di prosciutto o con mezza patata bagnata da olio di semi o EVO.
Raggiunta la temperatura, la "colla" mix di farine selezionate, acqua e sale tassativamente creata a mano, viene sapientemente versata su una delle due cotte, sistemate poi una sopra l'altra.
Il borlengo resta schiacciato nel mezzo per il tempo della cottura necessario e le cotte vengono capovolte più volte per ottenere una cottura uniforme.
Tradizionalmente il condimento dei borlenghi è composto da una mousse di lardo condito con rosmarino fresco sminuzzato sapientemente a mano ed un pizzico di aglio, poi si aggiunge Parmigiano Reggiano stagionato 24/36 mesi.
Ma con il passare degli anni, il borlengo ha seguito "orme gourmet" e si presta ad essere condito con altri ingredienti, come caciotta montanara, pancetta, lardo di Patanegra, ecc..
Ovviamente immancabile il tocco dolce a fine pasto con la cioccolata spalmabile.
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